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Luglio al centro sociale Ex-Snia via prenestina 173
Martedì 7. PERÙ: lo stato reprime le mobilitazioni indigene in Amazzonia per permetterne lo sfruttamento ad opera
Presidio davanti all'ambasciata dell'Honduras contro il Golpe 30 Giugno 2009
Colpo di Stato in Honduras… UN RITORNO agli anni ‘70 per il democratico OBAMA!Nella giornata di Sabato un COLPO DI STATO MILITARE ha deposto il legittimo presidente dell’HONDURAS ZELAYA proprio alla vigilia di elezioni municipali che dovevano aprire la strada alla convocazione di nuove elezioni per l’Assemblea Costituente da tenersi a Novembre. Una modifica che non è piaciuta alle forze militari e all’oligarchia Honduregna più conservatrice, come non è piaciuto che l’Honduras abbia aderito alcuni mesi fa all’ALBA (Alleanza Bolivariana per i popoli di Nuestra America) scegliendo così definitivamente la strada dell’indipendenza, dell’autodeterminazione senza alcun compromesso con i regimi delle multinazionali, con l’imperialismo e i suoi organismi internazionali. Il presidente dell’Honduras in Costarica e poi in Nicaragua, mentre i militari imponevano al parlamento di Nominare il suo successore, tale Roberto Micheletti Coprifuoco, mandati di cattura e tentativi di arresti di dirigenti sociali e sindacali che in molti casi pur non appoggiando direttamente il presidente Zelaya, avevano però la piena intenzione di modificare radicalmente la Costituzione Honduregna affermando pienamente l’indipendenza e affiancarsi al cammino di quei paesi come Bolivia, Ecuador, Venezuela, Cuba, Nicaragua e tanti altri che anche se con forme diverse stanno cercando una loro soluzione e una loro autonoma via allo sviluppo autodeterminato e a processi reali di democrazia partecipativa. Un colpo di Stato del quale gli USA ( quelli del DEMOCRATICO OBAMA) erano pienamente informati, al punto che tutto il loro personale aveva abbandonato il Paese, gestito con l’appoggio dei vertici ecclesiali CATTOLICI ED EVANGELICI come denunciano molti documenti prodotti dalle organizzazioni sociali e ovviamente di tutti i vertici militari del Paese. Le organizzazioni sociali dell’HONDURAS hanno immediatamente proclamato lo stato di agitazione per CHIEDERE IL RITORNO del presidente ZELAYA, la fine dello STATO D’ASSEDIO e il rispetto dell’ordinamento costituzionale. Soprattutto stanno chiedendo a tutte le istituzioni latinoamericane e internazionali di pronunciarsi contro il COLPO STATO e hanno chiamato alla mobilitazione in tutto il mondo in solidarietà con il popolo dell’Honduras. Già oggi 29 GIUGNO in moltissime capitali latino-americane ed europee e in molti paesi di altri continenti si sono svolte manifestazioni di fronte alle ambasciate dell’Honduras per denunciare un GOLPE MILITARE CHE CI RIPORTA agli anni ’70/’80 quando gli Stati Uniti pensavano di gestire il continente come un Cortile di Casa, con il suo carico di terrore, sfruttamento, repressione. Si susseguono appelli internazionali di movimenti sociali e organizzazioni di base di lavoratori e di intellettuali (tra i più importanti ad esempio quelli della Red De Las Redes En Defensa De La Humanidad e di Via Campesina Internazionale, e Venezuela Solidarity Campaign) in solidarieta’ con le organizzazioni e i movimenti sociali honduregni
CHIAMIAMO ANCHE IN ITALIA A ROMA LA MOBILITAZIONE CON UN SIT-IN PER MARTEDI’ 30 GIUGNO A PARTIRE DALLE ORE 18,00 – 18,30 DI FRONTE ALL’AMBASCIATA DELL’HONDURAS
VIA GIANBATTISTA VICO 40 ( Zona Metro Flaminio),ROMA
Primi Firmatari dell’appello : Membri italiani de La Red de la Redes en Defensa de la Humanidad (NUESTRA AMERICA, RADIO CITTA’ APERTA, CONTROPIANO, LABORATORIO EUROPEO PER LA CRITICA SOCIALE. NATURA AVVENTURA,) ; COMITATO CARLOS FONSECA – ROMA, CONFEDERAZIONE COBAS – ITALIA, RETE DEI COMUNISTI, SPAZIO SOCIALE EX-51 ROMA , COORDINAMENTO CITTADINO DI LOTTA PER LA CASA, FEDERAZIONE NAZIONALE RDB, ASSOCIAZIONE ITALIA NICARAGUA “CIRCOLO LEONEL RUGAMA”, ASSOCIAZIONE LA VILLETTA; COMITATO PALESTINA NEL CUORE; CENTRO INFORMAZIONE, RICERCA E CULTURA, INTERNAZIONALE (C.I.R.C. INTERNAZIONALE); COORDINAMENTO GIOVANI IN LOTTA, FORUM PALESTINA, CIRCOLO COMUNISTA STEFANO CHIARINI
PER ADESIONI:
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Intervista su CX36: "Funes è stato un candidato con molti compromessi con il grande capitale"x James Petras - La Haine
20/3/2009
In Salvador non bisogna aspettarsi alcuna nazionalizzazione. Non bisogna aspettarsi alcuna riforma agraria. C'è da aspettarsi la collaborazione con il grande capitale.
Commenti del sociologo nordamericano, Prof. James Petras, per Radio Centenario. Lunes 16 marzo 2009.
Ángeles: Petras, sui temi per cui ti stiamo consultando, volevamo incominciare con le elezioni del Salvador.
Non c'è da aspettarsi nessuna nazionalizzazione per cambiare le privatizzazioni. Non c'è da aspettarsi nessuna riforma agraria. Bisogna aspettarsi la collaborazione con il grande capitale. E molte meno misure fiscali di ridistribuzione delle entrate. C’è da notare che durante la campagna, quando la destra nel suo sforzo di screditamento, ha vincolato Funes a Chávez e Castro, Funes diceva apertamente che era molto più vicino a Lula Da Silva che con a Chávez. Cioè, Funes rappresenta un'altra volta una vittoria della democrazia liberale, o neoliberale se preferisci, contro le forze più oltranziste, più conservatrici.
Ecuador: La logica dello sviluppo si scontra con i movimenti
20/3/2009
Ecuador: La logica dello sviluppo si scontra con i movimenti
Paraguay: schegge di uno stesso paloMilitarizzazione "progressista"?
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Governi e movimenti sociali
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