Telecom in guerra con la Bolivia

Bolivia - 09.6.2008  Bolivia, Telecom Italia non molla su Entel: si prepara una lunga battaglia legale. Marica Di Pierri    Il governo boliviano dopo aver nazionalizzato la Entel, controllata da Telecom Italia, si appresta a una lunga battaglia legale contro la multinazionale italiana delle telecomunicazioni. Quando si pensa alla mancanza di scrupoli delle multinazionali, quasi sempre il pensiero va automaticamente alle megaimprese nordamericane, che rappresentano nell’immaginario collettivo "l’uomo nero" portatore di tutti i mali. Anche a casa nostra i comportamenti dei colossi dell’economia sono i medesimi, votati al dio profitto e pronti a disconoscere ed a calpestare diritti e normative di carattere tanto ambientale quanto sociale. E’ il caso della Telecom, coinvolta da mesi in una querelle con la Bolivia che ha dell’incredibile e i cui sviluppi fanno gridare allo scandalo.  I fatti. Oltre un decennio fa la Telecom, usufruendo dell’ondata di privatizzazioni avviate dal governo neoliberale di Sanchez de Lozada, acquisisce il controllo del 50% della Entel, l’ente nazionale boliviano di telecomunicazioni. Per oltre 10 anni l’impresa agisce in regime di monopolio, ottenendo profitti notevoli e riducendo gradualmente – rispetto a quanto previsto nel contratto di cessione – gli investimenti annuali per il miglioramento delle reti e del servizio. 

Nel 2007, preoccupata delle politiche di nazionalizzazione portate avanti dal governo di Morales, la Telecom chiede al CIADI – tribunale di arbitraggio molto poco imparziale, interno alla Banca Mondiale – di procedere contro la Bolivia per assicurarsi un corposo risarcimento per proteggere i propri investimenti dall’eventuale rischio di nazionalizzazione dell’impresa. La scelta di adire la corte arbitrale non tiene conto della decisione legittima della Bolivia di ritirarsi dal CIADI, operata contestando la non neutralita’ dell’organo e disconoscendone la giurisdizione.

 Dopo mesi di invani tentativi di mediazione con l’impresa, il 1 maggio 2008 (esattamente due anni dopo l’annuncio della nazionalizzazione degli idrocarburi) Morales annuncia a La Paz la nazionalizzazione del settore delle comunicazioni e la volonta’ di riacquisire il pieno controllo sulla Entel rilevando le azioni della Telecom dietro pagamento di una giusta compensazione. 

La riacquisizione del controllo sulle azioni vale, secondo il governo boliviano, 100 milioni di dollari, ne’ piu’ ne’ meno del prezzo delle azioni sul mercato, e abbona all’impresa i quasi 100 milioni di dollari dovuti al fisco boliviano per evasione di imposte.

 La reazione della Telecom non si fa attendere. Voci ufficiose parlano di una richiesta di compensazione superiore ai 500 milioni di euro (ma c’e´ chi parla di una richiesta di 1000 milioni). Inoltre, dal punto di vista legale, l’impresa chiede alla Corte di New York di bloccare i conti della Entel per cautelarsi nel caso in cui il CIADI deliberi a suo favore. La richiesta e’ basata su un semplice eventualita´, ma la Corte accetta prontamente il ricorso disponendo il congelamento dei conti per un valore di varie decine di milioni di dollari. Si tratta di una decisione senza precedenti, che – secondo il governo di La Paz– configura una chiara violazione della sovranita’ nazionale del paese andino e una altrettanto chiara intrusione da parte di un organismo giudiziario estero in una causa tra un paese terzo ed un’impresa europea. Il governo boliviano ha annunciato nelle scorse settimane una dura battaglia contro la decisione, incontrando l’appoggio dei movimienti sociali non solo nazionali ma anche europei - e in particolare italiani - molti dei quali portano avanti da anni una campagna globale per chiedere l’abolizione dell’organismo di arbitraggio, accusato di essere un meccanismo di garanzia per proteggere gli interessi privati contro le legittime decisioni di popolazioni e governi.Contro la Telecom (che nel frattempo ha annunciato imponenti tagli al personale, che porteranno al licenziando solo in italia oltre 5.000 lavoratori) si è pronunciato nel maggio scorso anche il Tribunale Permanente dei Popoli, riunito a Lima in occasione del Vertice dei popoli. Una sentenza di colpevolezza piena e totale che, nonostante manchi di valenza giuridica, costituisce senz’altro una autorevole voce di condanna di cui tanto la comunita’ internazionale quanto gli organi di informazione non potranno non tenere conto. Da PeaceReporter