A volte potrà sembrare che si registrino avanzamenti scarsi o nulli nella rottura col modello neoliberale, mentre in altri il processo cammina, a dispetto dell'accanita resistenza delle destre e delle indebolite oligarchie. In ogni caso, l'accumulazione di forze ha permesso di approdare agli attuali risultati, tra i quali risalta la gestione dell'apparato statale da parte di una covata di dirigenti, formati negli apparati di partito, nelle istituzioni statali e nelle diverse resistenze.
Avvicinandoci alla fine della prima decade del nuovo secolo, tutto indica che i cambiamenti prodotti nelle sinistre e nei movimenti popolari sono enormi. I percorsi della sinistra istituzionale e quelli dei movimenti si biforcano. Sarebbe troppo semplicistico incolpare i nuovi gestori statali dei problemi che sorgono dalla nascita di un nuovo periodo storico. Non si tenta di discolparli delle scelte realizzate, spesso troppo continuiste rispetto al modello neoliberale, bensì di prendere sul serio le nuove difficoltà per farsene carico senza ostacoli né scuse.
Da una parte, un settore di coloro che hanno partecipato ai così detti movimenti sociali ed alla sinistra di partito oggi partecipa alla gestione statale. Da un’altra, un ampio settore delle vecchie classi medie ha scoperto che hanno più cose in comune con le elite nazionali e globali che con i settori popolari. In terzo luogo, ormai non esistono borghesie nazionali, spazzate via e sottomesse alla globalizzazione e all'espansione del capitale finanziario, le quali in alcuni momenti hanno dato sostegno al progetto nazional-popolare.
Il dirigente del MST (Movimento dei Senza Terra del Brasile), Gilmar Mauro, in una intervista alla rivista Debate Socialista pone in rilievo che: "Il progetto strategico passa attraverso il superamento della visione che esista un capitale cattivo che è il finanziario, ed un capitale buono che è quello produttivo". E aggiunge che l'unico progetto è il superamento dell'ordine "capitalista" nella misura in cui oramai non c'è più alcun borghese buono che difenda un progetto nazionale" (1).
Un terzo cambiamento o nuovo problema dipende dal fatto che le "forme organizzative del XX secolo hanno dato dei risultati in quell'epoca, oggi non sono sufficienti ad affrontare la complessa realtà mondiale".
In questo senso, Gilmar Mauro respinge il concetto di "accumulazione delle forze" che ha guidato per decine di anni le sinistre, e che era strettamente vincolato alla questione del partito di avanguardia.
I problemi che l' MST cerca di superare sono, nei fatti, molto simili a quelli che si pone "l'altra campagna", sospinta dallo zapatismo. Più che accumulare forze, concetto sempre lineare di crescita sostenuta verso una meta, si cerca di creare spazi e di tendere ponti perché ci sia la comunicazione tra quelli che sono abbasso.
Infine, Mauro riconosce che "Lula è cattivo", ma che ci si guadagna poco a cambiare quelli in alto, poiché i problemi stanno da un’altra parte: in una capacità organizzativa che permetta di modificare una relazione tra classi che oggi è nettamente favorevole al capitale.
Maturazione è, come segnala il dirigente dei senza terra, la parola più adeguata per sentire e farsi carico di questi tempi sconcertanti. Parte di questa maturità sembra consistere nel guardare sempre meno verso l'alto, per concentrarsi su "ciò che è nostro": approfondire una solida alleanza orizzontale tra quelli di sotto che permetta di rilanciare un nuovo ciclo di lotte, centrato nella costruzione di poteri "altri" verso un mondo socialista.
da LA HAINE