La maturazione di un nuovo ciclo di lotte

03.09.08

Raúl Zibechi

 I cambiamenti prodottisi nelle sinistre e nei movimenti popolari sono enormi. I percorsi della sinistra istituzionale e quelli dei movimenti si biforcano.   

Con l’avanzamento nella regione sud-americana di governi progressisti e di sinistra, comincia a chiudersi un ciclo di lotte sociali iniziato nella decade del 1960. Durante quel lungo periodo, le forze politiche di sinistra ed i movimenti popolari andarono gomito a gomito dietro ad un progetto nazional-popolare che, a dispetto delle dittature degli anni 70, finì per imporsi dopo la decade neoliberale degli anni ‘90.   Quel progetto, o quel che rimane, sta per essere avviato, con maggiore o minore enfasi, in buona parte del continente, in base alla relazione di forze esistente in ciascun paese.

 

A volte potrà sembrare che si registrino avanzamenti scarsi o nulli nella rottura col modello neoliberale, mentre in altri il processo cammina, a dispetto dell'accanita resistenza delle destre e delle indebolite oligarchie. In ogni caso, l'accumulazione di forze ha permesso di approdare agli attuali risultati, tra i quali risalta la gestione dell'apparato statale da parte di una covata di dirigenti, formati negli apparati di partito, nelle istituzioni statali e nelle diverse resistenze.    

Avvicinandoci alla fine della prima decade del nuovo secolo, tutto indica che i cambiamenti prodotti nelle sinistre e nei movimenti popolari sono enormi. I percorsi della sinistra istituzionale e quelli dei movimenti si biforcano. Sarebbe troppo semplicistico incolpare i nuovi gestori statali dei problemi che sorgono dalla nascita di un nuovo periodo storico. Non si tenta di discolparli delle scelte realizzate, spesso troppo continuiste rispetto al modello neoliberale, bensì di prendere sul serio le nuove difficoltà per farsene carico senza ostacoli né scuse. 

  Un primo problema sorge nel constatare che i movimenti che lottano contro il sistema capitalista, cioè i movimenti antisistemici, contano su meno alleati che nel periodo nazional-popolare, o dello sviluppo se si preferisce, ispirato alla conservazione e ricostruzione dello Stato del benessere.

Da una parte, un settore di coloro che hanno partecipato ai così detti movimenti sociali ed alla sinistra di partito oggi partecipa alla gestione statale. Da un’altra, un ampio settore delle vecchie classi medie ha scoperto che hanno più cose in comune con le elite nazionali e globali che con i settori popolari. In terzo luogo, ormai non esistono borghesie nazionali, spazzate via e sottomesse alla globalizzazione e all'espansione del capitale finanziario, le quali in alcuni momenti hanno dato sostegno al progetto nazional-popolare.     La principale alleanza oggi è quella che si può costruire all'interno del mondo del lavoro, all'interno dell'enorme diversità di cui fanno parte i settori popolari che continuano a resistere. Quello che gli zapatisti chiamano "quelli abbasso e la sinistra".  In qualche modo è un'alleanza "in dentro", non cercando ormai di conquistare alleati esterni.    Un secondo problema è che i cambiamenti operati nel sistema indicano che non possiamo aspettarci un qualche tipo di "sviluppo" a partire dagli interessi dei settori popolari. Ma neanche dobbiamo scommettere in un "sviluppo a tappe", nel senso di un periodo, come il nazional-popolare, capace di "preparare" la strada verso il socialismo.

Il dirigente del MST (Movimento dei Senza Terra del Brasile), Gilmar Mauro, in una intervista alla rivista Debate Socialista pone in rilievo che: "Il progetto strategico passa attraverso il superamento della visione che esista un capitale cattivo che è il finanziario, ed un capitale buono che è quello produttivo". E aggiunge che l'unico progetto è il superamento dell'ordine "capitalista" nella misura in cui oramai non c'è più alcun borghese buono che difenda un progetto nazionale" (1).     Dalle precedenti trasformazioni, il dirigente dei senza terra deduce per lo meno due conseguenze aggiuntive: lo Stato è diventato più complesso, si è a tal punto ampliato che "in Brasile abbiamo 270 mila ONG ed istituzioni, sparse per tutta la periferia, che difendono lo status quo". Stanno giustamente in quelle periferie, che saranno gli scenari decisivi nell’immediato futuro, dove gli stati sono diventati capillari, dispiegando contemporaneamente "piani sociali" e battaglioni militari.    

Un terzo cambiamento o nuovo problema dipende dal fatto che le "forme organizzative del XX secolo hanno dato dei risultati in quell'epoca, oggi non sono sufficienti ad affrontare la complessa realtà mondiale".

In questo senso, Gilmar Mauro respinge il concetto di "accumulazione delle forze" che ha guidato per decine di anni le sinistre, e che era strettamente vincolato alla questione del partito di avanguardia.   Pensa che l’ MST stia vivendo un processo di maturazione, sulla base di cinque sfide: costruire legami tra movimenti e "lotte comuni", analizzare e studiare i cambiamenti nel capitale e nelle classi sociali, ricercare il modo per organizzare i precari ed i sottoccupati, lavorare alla costruzione di un progetto comune tra tutti quei settori e sfuggire allo spontaneismo.

I problemi che l' MST cerca di superare sono, nei fatti, molto simili a quelli che si pone "l'altra campagna", sospinta dallo zapatismo. Più che accumulare forze, concetto sempre lineare di crescita sostenuta verso una meta, si cerca di creare spazi e di tendere ponti perché ci sia la comunicazione tra quelli che sono abbasso.    

Infine, Mauro riconosce che "Lula è cattivo", ma che ci si guadagna  poco a cambiare quelli in alto, poiché i problemi stanno da un’altra parte: in una capacità organizzativa che permetta di modificare una relazione tra classi che oggi è nettamente favorevole al capitale.

Maturazione è, come segnala il dirigente dei senza terra, la parola più adeguata per sentire e farsi carico di questi tempi sconcertanti. Parte di questa maturità sembra consistere nel guardare sempre meno verso l'alto, per concentrarsi su "ciò che è nostro": approfondire una solida alleanza orizzontale tra quelli di sotto che permetta di rilanciare un nuovo ciclo di lotte, centrato nella costruzione di poteri "altri" verso un mondo socialista.  

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Nota dell'Agenzia di Stampa - Agenda Radical     L'intervista integrale e tradotta in spagnolo a Gilmar Mauro nella rivista Dibatte Socialista (http://www.lahaine.org/index.php?p=32529), è stata pubblicata in Dossier dell'Agenzia di Stampa - Agenda Radical (5 agosto 2008), con il titolo: "L' MST ed una strategia per superare il capitalismo"; in francese, è stata pubblicata nel sito della rivista La Breche (Losanna, Svizzera, 23 Luglio 2008): www.alencontre.org /    La Jornada. Agenzia di Stampa - Agenda Radical: germain5@chasque.net 

 

da LA HAINE