Paraguay - Dimenticati della riforma agraria

Il vescovo di centrosinistra Fernando Lugo che ha appena assunto la presidenza in Paraguay, affronta due problemi centrali. 

In primo luogo, la richiesta di un appezzamento da parte della massa dei contadini senza terra. In Paraguay, l' 1% dei proprietari monopolizza il 77% di le terre coltivabili.  In secondo luogo, la richiesta di prezzi più alti per l'energia idroelettrica che il Paraguay vende a Brasile e Argentina. Il prezzo che pagano il Brasile e l'Argentina è appena il 20% del prezzo internazionale. 

Questi due problemi chiave - che secondo i commentatori paraguaiani definiranno la presidenza di Lugo - sono direttamente connessi. Il vescovo-presidente ha bisogno dei fondi provenienti da un aumento dei prezzi dell'energia per portare avanti il suo programma di acquisto di terre da ripartire ai contadini. D'altra parte, esistono mezzo milione di produttori di soia brasiliani - proprietari o affittuari di terre - che hanno trasformato il Paraguay in una semplice "estensione" del territorio "sojero" del loro paese. Benché in numero minore, esistono anche proprietari ed affittuari "sojeri" argentini. Gli uni e gli altri, in particolare i brasiliani, contano sull'appoggio dei loro rispettivi governi. 

La questione della terra 

L'appoggio dei contadini senza terra è stato decisivo per la vittoria elettorale di Lugo. Dalla fine di aprile, quando Lugo ha vinto le elezioni, è cominciata una vasta mobilitazione contadina e le occupazioni delle terre, specialmente di quelle appartenenti ai proprietari brasiliani. Ci sono stati scontri e contadini morti per mano delle bande dei proprietari terrieri. La Società Rurale paraguaiana ha pubblicamente richiesto a Lugo un pronunciamento chiaro e diretto contro le occupazioni. 

L'intervento personale di Lugo è riuscito a frenare le occupazioni; i senza terra si sistemarono ai margini delle strade, in accampamenti estemporanei di fronte alle grandi tenute. Lugo richiese ai contadini una "tregua" e "tempo" per sviluppare il suo piano di "riforma agraria" che, secondo le sue stesse parole, costituisce "l'asse del suo governo". 

In che cosa consiste la "riforma agraria" di Lugo? Il governo svilupperà un "catasto nazionale delle terre" per rilevare le proprietà e la validità dei titoli. Il censimento durerà per lo meno due anni e sarà finanziato dagli organismi finanziari internazionali. Con i risultati in mano, Lugo si propone di comprare terre (per ripartirle ai contadini) e di espropriare quelle con titoli di proprietà dubbi o artefatti. Il vescovo-presidente ha annunciato che prevede di portare avanti la sua "riforma agraria" mediante un impossibile "consenso non traumatico" con i proprietari di terra. 

I proprietari terrieri hanno, oltre alle loro guardie armate, altre carte di riserva. Le espropriazioni devono essere approvate in parlamento (dove l'eterogenea coalizione di Lugo è in minoranza) e confermate dalla giustizia (dominata da Partito Colorado). 

Alla luce di tutti questi condizionamenti, la "riforma agraria" di Lugo non si differenzia sostanzialmente dalla politica di ripartizione delle terre portata avanti dagli stessi governi colorados, che fallì per mancanza di fondi e per le trame della burocrazia statale e giudiziaria. 

È esclusa qualsiasi soluzione reale ed effettiva alla fame di terra dei contadini. 

La questione dell'energia 

Delle venti turbine installate nella diga di Itaipú, al Paraguay ne spettano dieci, ma usa solo l'energia prodotta da una di esse. Il resto lo vende alla brasiliana Electrobras a cento milioni di dollari annuali. Electrobras rivende quell'elettricità alla zona industriale di San Pablo a due miliardi di dollari l'anno.  Della metà dell'energia prodotta da Yaciretá che gli spetta, il Paraguay utilizza solo circa il 5%. Il resto lo vende all'Argentina che paga 30 dollari a megawatt, prezzo molto più basso di quello vigente sul mercato mondiale.

Ma le entrate per la vendita di quell'energia non vanno allo Stato paraguaiano bensì all'ente binazionale Yacyretá che lo destina al pagamento del suo debito con lo Stato argentino per la costruzione dell'opera. Siccome il debito è enorme ed il prezzo di vendita molto basso, il debito continua a crescere. "Solo un megawatt a 80 dollari avrebbe permesso di pagare i costi dell'operazione, della manutenzione e di parte dell'ammortamento" (La Nazione, 22/4). 

Lugo cercherà di rinegoziare i prezzi ai quali il Paraguay vende l'energia a Brasile e Argentina e, anche, le condizioni del debito per Yaciretá. Già ha respinto, considerandolo rovinoso, un accordo firmato dal precedente governo che condonava gli interessi di quel debito (5.000 milioni) e allungava la restituzione del capitale a 40 anni (pagabili con l'energia). 

Come Evo Morales, quando cercò di rinegoziare i prezzi del gas venduto all'Argentina e al Brasile, Lugo, per imporre condizioni di mercato ai suoi "fratelli latinoamericani", in poco tempo si scontrerà con la debolezza dello Stato paraguaiano.

Gabinetto 

Il gabinetto di Lugo è chiaramente spostato a destra. 

A Ministro delle Finanze è stato designato Dionisio Borja, che ha occupato lo stesso posto durante i primi tre anni di governo del colorado Duarte Frutos, predecessore di Lugo. Un determinato sostenitore delle privatizzazioni, Martín Heisecke, è stato designato Ministro dell’Industria. Immediatamente, riguardo all'Industria Nazionale del Cemento, Heisecke ha dichiarato che: "Se dipende da me, domani stesso la privatizzo" (Ultima Ora, 29/7). Borja lo ha così completato: "Lo Stato (...) progetta la concessione, la terziarizzazione e la capitalizzazione (l’entrata di capitale privato) delle imprese pubbliche" (idem, 30/7). 

Come ministro dell'Agricoltura e dell'Allevamento è stato nominato Candido Vera, del Partito Liberale, l'ala più conservatrice della coalizione governativa. Federico Franco, vicepresidente della Repubblica e capo del Partito Liberale - il più importante della coalizione ufficiale - è stato molto esplicito, dichiarando che il "mio partito difende ad oltranza la proprietà privata" e "respinge totalmente l'occupazione delle terre" (Critica, 15/8). 

Governabilità 

Il ripudio delle occupazioni delle terre e le reiterate allusioni al "rispetto della Costituzione" ed al "consenso non traumatico" con i proprietari terrieri non assicurano a Lugo la "governabilità." 

È in minoranza nel parlamento, la giustizia è in mano dei colorados, l'economia paraguaiana è dominata dagli esportatori di soia, ha bisogno dell'appoggio politico del Brasile e dell'Argentina, con i quali sostiene una disputa per il prezzo dell'energia. Il suo vicepresidente e mezzo gabinetto sono decisamente conservatori.  Il vicepresidente Franco ha anticipato un inizio esplosivo del governo. "Il paese è sconquassato (...) Sarà un governo traumatico. Fin dall'inizio ci saranno scioperi, scontento, manifestazioni, probabilmente invasioni di terre" (Clarín, 16/8).  Le relazioni tra Lugo ed il suo vice sono presentate come un fattore di crisi politica. Il "mio partito non ha avuto la nomina che avremmo desiderato nel gabinetto. Se questo partito è stato quello che ha sostenute i costi, se ha quasi l' 80% dei voti del presidente Lugo, abbiamo solo tre o quattro ministri ..." (idem).

Franco si presenta pubblicamente come il garante della proprietà privata, dei capitalisti e dei proprietari terrieri dentro il governo ed arriva a presentare Lugo come un vero ostaggio del Partito Liberale: "Il Presidente ha avuto l'appoggio del Partito Liberale (...) che gli ha dato il via libera (...) Tutto quello che comporti allontanarsi dalla Costituzione genererà contrattempi" (Critica) 15/8. 

Il vice Franco ha già anticipato come si svilupperà la crisi politica: "Col tempo il presidente si renderà conto che un pilastro fondamentale per qualsiasi governo è la stabilità politica, giuridica e tributaria, e che lo scopo principale è il rispetto della proprietà privata" (idem, 15/5). Arrivano le difficoltà dei sojeros, delle diplomazie latinoamericane, dei ministri, della burocrazia statale e dei parlamentari per "mettere sotto custodia" il vescovo-presidente. 

Alla sua maniera, il principale dirigente dell'ala sinistra della coalizione ufficiale, Camilo Soares, segretario generale del Partito Movimento al Socialismo e titolare della Segreteria per l'Emergenza Nazionale, riconosce che il suo governo non porterà avanti alcuna iniziativa di trasformazione. "La riforma agraria? Dimenticatene (...) con l'attuale rapporto di forze, il tetto politico a cui possiamo aspirare è quasi meno di una riforma, è chiudere il ciclo della transizione del post-stronissmo" (Página/12, 15/8).

PRENSA OBRERA (speciale per ARGENPRESS.info)