MST critica la rinegoziazione dei debiti del settore agrario

09-09-2008   Silvia Adoue    Radioagencia NP     

Il senato brasiliano ha approvato lo scorso giorno ventisei la rinegoziazione di quasi 45 miliardi di dollari di debiti dei produttori agricoli con le istituzioni finanziarie. Il progetto era già stato approvato dalla Camera dei Deputati ed il relatore, il senatore Neuto de Conto, non aveva accettato gli emendamenti. Con il condono di parte del debito, il governo non riscuoterà più di 5 miliardi di dollari.   

Il coordinatore nazionale del settore per la produzione del Movimento dei Lavoratori Agricoli Senza Terra (MST), Milton Fornazieri, ha criticato la misura, ed aggiunge che la maggior parte di questi 45 miliardi di dollari sono debiti dei grandi produttori.   

A marzo di questo anno, il ministro dell'agricoltura, Reinhold Stephanes, aveva annunciato che dei circa 55 miliardi di debiti agrari verso l'Unione, circa l' 80% apparteneva a grandi produttori.    Come ha dichiarato Fornazieri, questa approvazione da parte del Senato rappresenta l'influenza del gruppo dei grandi produttori rurali nel governo Lula.    

"Con l'approvazione del Congresso si è consolidato qualcosa che nessun governo di destra prima del governo di Lula aveva avuto il coraggio di fare. Debiti di più di trenta anni si erano accumulati ed il governo di Lula, che è un governo che si dice di sinistra, che si preoccupa dei piccoli agricoltori, rafforza un'altra volta gli interessi del grande commercio agricolo, i grandi produttori imbroglioni che sono passati attraverso tutti i precedenti governi estraendo denaro senza restituirlo".   

Per il dirigente dei senza terra, un'altra volta è chiaro che la così detta grandezza del commercio agricolo brasiliano è una farsa. Fornazieri ha detto che il governo deve spiegare come un settore i cui prezzi sono in rialzo nel mercato internazionale e nazionale, può avere un indebitamento di tale grandezza. Il dirigente dice che "bisogna notare che il danno ricade sulle risorse pubbliche".

 

da Rebeliòn